509 | Settembre 2004
 La versione integrale con foto del supplemento trimestrale della rivista Nautica dedicato alle imbarcazioni più grandi e più lussuose con schede tecniche, immagini, articoli didattici, notizie e novità dal mercato Indirizzi alternativi 1. Superyacht n. 509 2. SuperYacht n. 509 3. Super Yacht n. 509 4. Super-Yacht n. 509
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L'Olanda attacca L'incremento delle costruzioni di superyacht e le previsioni di un costante sviluppo della domanda per queste grandi barche, grazie al crescente numero di HNWI, gli High Net work Individuals - in parole povere miliardari e ultramiliardari - hanno focalizzato l'attenzione di molte nazioni su questo settore. Nato e prosperato in autonomia, spesso anche a dispetto di ideologie politiche contrarie - com'è successo in Italia - sta suggerendo ai governi più attenti nuovi atteggiamenti e aperture una volta impensabili. Ciò anche per assorbire, se possibile e quanto meno in parte, tecnici e maestranze specializzati nelle costruzioni in acciaio e in leghe, rimasti senza lavoro per il trasferimento, avvenuto in pochi anni, delle grandi costruzioni navali, in gran parte emigrate nei paesi emergenti, specie del sud-est asiatico, dove la manodopera ha costi bassissimi. Un esempio l'abbiamo in casa. È quanto sta succedendo a La Spezia, dove Comune, Provincia e Regione Liguria, cercano di dirottare tutte le energie finanziarie e infrastrutturali sulla nautica da diporto perché, appunto, si sostituisca alle industrie navali che hanno chiuso. Così ora, in Europa, tre sono le nazioni che cercano di giocare questa carta: Inghilterra, Olanda e Italia. La Gran Bretagna forte della sua tradizionale leadership nel settore e dell'importante ruolo dei suoi comandanti di plancia e di macchina, ma anche dei marinai specializzati nell'elettronica di bordo, ne ha fatto da sempre il suo regno, in ciò non contrastata dagli olandesi che comunque avevano la leadership delle costruzioni di navi da diporto, seguiti a ruota dai tedeschi. Ma è successo l'imprevisto. In Europa è uscito fuori un "outsider", l'Italia, che in pochi lustri è addirittura diventata la maggiore costruttrice di superyacht al mondo, superando anche gli Stati Uniti. Il basso valore della lira, rispetto al dollaro, ha certamente agevolato allora le vendite italiane, anche se si guardava a quelle barche con molto scetticismo sulla qualità e il rispetto dei tempi di consegna. Ma poi gruppi come Azimut, Ferretti, Rizzardi, Fipa, cantieri come Codecasa, Perini, Rodriguez, Baglietto e numerosi altri, hanno superrato il "gap" e sono divenuti protagonisti di tutto rispetto. Allora gli inglesi, anche d'accordo con gli americani, si sono inventati l'MCA, la British Maritime and Coasguard Agency, che rilascia l'omonima supercertificazione, particolarmente attenta al problema della prevenzione e resistenza delle strutture agli incendi. L'iniziativa, partita su richiesta di alcuni porti turistici per barche miliardarie - una barca che brucia, oltre ai suoi può mandare in fumo in pochi minuti centinaia di milioni di euro o di dollari delle unità che l'attorniano - è diventata poi necessaria nella normativa inglese per impiegare il superyacht nel charter. Non a caso molti dei materiali necessari si possono acquistare solo in Gran Bretagna. Non solo. Il rispetto degli standard richiesti fa levitare notevolmente il costo delle barche, di cui, in questo modo, sono diventati arbitri. Le costruzioni possono farsi ovunque, l'MCA la rilascia solo l'Inghilterra. Gli olandesi - come si può leggere su questo numero di "Superyacht", nella rubrica d'opinione - non accettando una sudditanza che da comandanti ed equipaggi è passata alle costruzioni, hanno tempestivamente provveduto e offrono un pacchetto, composto da nave da diporto, certificazione equivalente alla MCA britannica (ma meno rigida sui modi per ottenere i medesimi risultati), esenzione dell'Iva per l'acquisto, altre agevolazioni per l'equipaggio, che viene garantito istruito per le necessità tecniche di un superyacht. È un offerta che certamente attirerà molti armatori. Come risponderanno Gran Bretagna e Italia? I cantieri italiani, grazie a un lungo lavoro di convincimento politico svolto dall'Ucina, hanno ottenuto un regolamento che offre agli armatori di superyacht l'esenzione dell'Iva per l'acquisto e agevolazioni fiscali per i marittimi dell'equipaggio, se e quando la nave da diporto viene iscritta sul registro italiano per le unità mercantili, a patto però che sia utilizzata solo per il charter. Il Governo italiano però, con la lunga tempistica che lo contraddistingue, non ha ancora emanato il provvedimento. Seguiremo con attenzione ogni sviluppo della situazione. Frattanto vogliamo ringraziare quanti ci hanno manifestato, spesso con entusiasmo, con e-mail, lettere e fax, la loro soddisfazione per i contenuti e le immagini di "Superyacht". Sono messaggi spontanei che ci inorgogliscono e ci stimolano a far ancora meglio. Con questo numero collabora con noi anche German Frers e anche questa è una testimonianza dei vasti consensi ottenuti dalla rivista. ( L.P. ) |
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Le barche Azimut 116 Amels Holland BV, Aidre Tecnomar Velvet 35 Tiara, nuove idee... al vento Feadship Utopia Swan 82s Burger 113 Expedition, Top Times Vitters Shipyard, Gimla S.S. Delphine, il vapore del Michigan Tempest WS refit
Il mercato Bloemsma & Van Breemen 157 Flying Eagle Permare Amer 106 Italcraft 95' Speedo Surfrunner Moonen 114 Explorer Yacht Oceanco Alfa IV Jongert 29M Ameena Benetti Classic 120 CCYD 50M Ketch Fratelli Rossi, Tex Holland Jachtbouw Cassiopeia Lurssen Yachts, Queen M Royal Huisman, Antares C.B.I. Navi, Motoryacht 112 Dalla Pietà DP 80 Il mercato dei luxury yachts - Stime, analisi e confronti Virare verso l'Olanda - La bandiera olandese attrae i superyacht News
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